L’iniziativa – Non ti lamentare

Pubblicato: agosto 28, 2014 in Uncategorized

1900016_660807070650934_1718290084_nLettera agli Ebrei di San Paolo: Siete stati scelti dal popolo (…) per portare i doni per i peccati.

Preghiamo per i sacerdoti – DDAK.PL

 

Il 4 agosto, cioè nel giorno del nostro Santo Protettore, è partita sul Facebooku l’iniziativa: “Non ti lamentare, adotta un sacerdote!”. Ultimamente in media si può sentire e leggere le opinioni davvero poco lusinghiere sul clero. Allora specialmente in quel periodo sempre più difficile, i nostri pastori delle anime hanno bisogno del sostegno con la preghiera. Perciò incoraggiamo tutti a cominciare lo sforzo spirituale e donare la propria preghiera anche nell’intenzione dei sacerdoti. Non devono essere gli obblighi enormi. Un mese oppure due – a coloro che piuttosto hanno paura di accettare tale sfida, proponiamo di accogliere un sacerdote scelto liberamente, almeno per un periodo corto. Può essere uno che vi sta simpatico. Oppure uno con il carattere cristallino e le prediche bellissime. E soprattutto invitiamo alla preghiera per tutti coloro che non neccessariamente sono vicini al ideale del pastore delle anime e può darsi che con il proprio atteggiamento si discostano dalla loro vocazione.

Qui non giudichiamo. Non ci lamentiamo, non critichiamo. Preghiamo perché è il nostro primo dovere verso Dio. La preghiera che costituisce il nostro piccolo dono per il Creatore, che desidera che noi ci rivolgessimo a Lui con ogni cosa anche piccola. E il bene di tutta la Chiesa, cioè di persone consacrate e noi stessi (perché tutti siamo la Chiesa!), dovrebbe sempre starci a cuore.

Dio ci ha dato la Chiesa – comunità. Nessuno è in grado di redimere sé stesso. Nessuno impartisce a sé stesso il battesimo e nessuno celebra la Santa Messa a sé stesso. La fede viene vissuta nella comunità della Chiesa e non potrebbe essere diversamente. Allora siamo questa comunità – siamo insieme e preghiamo l’uno per l’altro.

 

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talkingEssere un cristiano non è così facile. È difficilissimo. Che cosa ci porta ingannare sé stesso che il giogo è sempre dolce, quando è azionato con l’amore? La realtà grigia e sporca ci toglie efficacemente dalla testa gli ideali e ci fa che il grogio dolce sia una trave molto pesante attaccata alle spalle, la quale tiriamo con sé con una fatica, affaticandosi. È così e basta.
Ultimamente possiamo notare la moda di dimostrare la cristianità come qualcosa dolce. Le canzoni e le gite costituiscono un bellissimo abbellimento, una manifestazione della nostra gioia e l’adorazione di Dio. Ma sono solo le aggiunte. La realtà grigia è come l’asse della nostra vita cristiana e proprio qui dovrebbe dimostrarsi in gran parte la nostra fede. E questa fede, come succede in quel mondo spietato, viene sottoposta a tante tentazioni, alle prove di scegliere un compromesso e una facilità.
Non è il mio scopo di nominare adesso tutte le conseguenze legate al modo di pensare leggero alla nostra fede. Su quel argomento possiamo trovare tanti articoli. Preferirei piuttosto concentrarmi su una cosa che qui, in DDAK, rimane per noi ben conosciuta. Sulla preghiera per i sacerdoti – allora nessuna novità.
Il numero delle adozioni nuove si cambia, ma è abbastanza stabile. Ogni singola ci porta la gioia. E gli messaggi email con la richiesta della proroga che sono sempre di più, accendono l’entusiasmo. Ma ci rattrista un pò l’atteggiamento che ogni tanto si fa notare, cioè una rinuncia alla preghiera. Ma non perché la persona non vuole, ma perché il sacerdote è già annotato da noi, ha una oppure di più adozioni. La mia è ”la prossima, allora ne rinuncio e pregherò per qualcun altro”.
Bisogna però ricordare che una delle nostre caratteristiche che distingue DDAK da tante altre iniziative di quel genere è la possibilità di incaricarsi del numero infinito delle adozioni nei confronti di un sacerdote. Il sacerdote può avere una ma anche dieci oppure duecento adozioni (esiste il caso di quel genere). È proprio il nostro multicolore che non razioniamo la preghiera. Partiamo dal principio che lo Spirito soffia dove vuole e può darsi sia così che tale sacerdote straordinariamente ha bisogno ancora più preghiera. Può darsi che lo aspettino le decisioni importanti da prendere oppure viene mandato in parrocchia difficile; forse lo tormenta proprio una crisi, un momento dei dubbi. Le preghiere non funzionano come ”il distributore automatico”. Per avere la grazia bisogna elaborare, collaborare con essa a lungo e con tenacia, per farla dare la frutta. Non è così che con la grazia qualcosa non va. Solo i nostri cuori un po’ sordi e induriti, con la difficoltà accettano i Doni di Dio. Allora se ti sei incaricato della adozione spirituale e il Tuo affidato ha già qualche altro impegno a fianco del suo nome – ciò non diminuisce la Tua preghiera. Può darsi che proprio essa sia questo granellino che farà traboccare la bilancia, aiuterà a vincere le debolezze, aiuterà nei momenti difficili, salverà il sacerdozio.
Nessuno fa un giuramento qui a nessuno, specialmente non a noi. Ma se diamo a qualcuno la nostra parola, non dovessimo ritirarsi. Il nostro parlare dovrebbe essere: si, si; no, no. Ovviamente nella vita semplifichiamo tutto. Ogni giorno esprimiamo mille parole e non diamo importanza a ciò che diciamo. “Volevo telefonare ma ho perso il tuo numero di telefono”, “Ho fatto il compito ma ho dimenticato di prenderlo”, “Non mi sono addormentato per niente, c’era traffico per la strada!” – le bugie innocenti che “non fanno male a nessuno” e non hanno per noi nessuna importanza. Ti ricordi ancora che la Seconda Persona della Trinità, che il Gesù Cristo, il nostro Signore e il Redentore è Logos – la Parola di Dio? Si, una Parola. Quando Dio parla, quando giura – ciò diventa la verità, la Parola crea la realtà. È la forza che porta questa Parola. E noi che su modello del Santo dobbiamo essere santi da soli – diciamo senza cura e qualsiasi cosa.
KKK 2102 “ Il voto, ossia la promessa deliberata e libera di un bene possibile e migliore fatta a Dio, deve essere adempiuto per la virtù della religione” . Il voto costituisce l’atto della devozione, in quale un cristiano dedica sé stesso a Dio oppure Gli promette un’azione buona. Adempiendo ai voti, mi affido allora a Dio ciò che gli è stato giurato e consacrato. Gli Atti degli Apostoli ci dimostrano San Paolo preoccupato di adempiere i voti che aveva professato.
Questo “voto” non è solo un sacramento, non solo una promessa matrimoniale oppure voti solenni di persone consacrate. Sono anche come gli atti della devozione, del culto, il rendere onore a Dio tramite certi azioni e atteggiamenti. Ne abbiamo già parlato, perché preghiamo per i sacerdoti – non per riguardo a loro, ma per riguardo a Dio.
Allora se ti sei incaricato dell’adozione – lotta per perseverare in essa. Non rinunciare perché X ha già atre venti adozioni, “allora la mia non serve più”. Quando hai deciso di comprendere il sacerdote nel tuo sostegno spirituale, c’era il perché. Forse c’era Qualcuno che ha comosso il Tuo cuore per un certo motivo. Conviene perserverare in questa lotta per la redenzione…
Chiaro che non è facile. La Cristianità è una delle cose più difficili in quel mondo. Indipendentemente dalle proprie cadute, debollezze e dubbi – non ti arrendere. Gesù è caduto tre volte sotto la croce. Pensi che ti andrà meglio?

Non tornare indietro

Pubblicato: marzo 27, 2014 in Uncategorized

ImageFonte: http://andymumford.deviantart.com/

Gli ultimi due mesi erano per DDAK particolarmente difficili. Risalgo con la memoria a tanto tempo fa e non riesco a ricordarmi il periodo peggiore. Era terribile, ogni tanto addirittura rognoso, ma… era. Però per la nostra iniziativa con l’inizio di febbraio è arrivato il tempo del deserto. Didentro ci siamo trovati in mezzo di niente.
Del deserto possiamo dire che è vuoto, sordo, secco e solitario. Ci raggiunge la tristezza e un dubbio pericoloso, perché cominciamo a questionare le nostre scelte di prima. È una peggiore tappa della strada di fede. Quando ci cascano addosso le difficoltà, nonostante tutto qualcosa succeda. È peggio quando non succede niente. Non sappiamo con che cosa lottare e neanche come … Siamo presi dal torpore. Strisciamo lentamente cercando di ricordare lo scopo, ma di solito è che prima o poi ci fermiamo stanchi e diciamo: “Ne ho abbastanza”.

È il momento decisivo.

Proprio in quel punto tante persone rinunciano al riprendere il cammino: alla preghiera, ai sacramenti, al Dio. Tornano indietro – strisciano adesso nella direzione opposta e pensano che vadano verso il sollievo, che il loro ristagno si finisca, non soffriranno più per l’Ignoto. Si sono già scordati che comunque sono partiti per il viaggio per cercare la Verità, l’Acqua della Vita, il Senso dell’Esistenza, l’Amore. Tornano dal posto in cui sono arrivati. E non troveranno niente oltre all’amarezza perché non ci sono riusciti. Alla fine cadono in disperazione. Diranno: non c’è speranza, la vita non ha il senso, non si può cambiare niente.
Gli altri rimarranno là dove si sono sdraiati. Allora stanno in mezzo del deserto, non facendo proprio niente. Alla fine si seccano. I loro cuori diventanno pietrosi e dei pensieri oscuri. Come se avessero durato nella sfida presa, ma è una semplice apparenza. È solo l’esistenza, nient’altro.
Sono anche coloro che nonostante che abbiano dubbitato e si siano fermati, decidono di continuare il viaggio. La strada è lunga e faticosa, sicuramente si fermeranno non solo una volta, ma strisciano ancora. E come il premio, prima o poi – raggiungeranno lo SCOPO.
Il deserto costituisce una metafora di tante realtà: della nostra preghiera (se sei tornato indietro e se hai rinunciato?), della nostra presenza in Chiesa (teoreticamente ci sei, ma se in realtà ne vivi?), anche di tutta la strada della nostra fede (se vai nella direzione della redenzione?). C’è sempre un motivo. Mai semplicemente così. Deve insegnarti qualcosa, farti vedere qualcosa e farti accorgersi di qualcosa.

Che cosa ci ha insegnato il nostro deserto?

È il tempo della benedizione particolare. Il tempo della vera fatica, che ogni tanto costa di più della lotta accanita. E anche se bisognava attraversare tanti deserti fino ad oggi, l’uomo deve ancora imparare le stesse verità – così facilmente dimentichiamo che Dio è l’Amore, il Bene, il Colmo della Felicità. E che nelle Sue mani rimane la nostra vita. Così ridicolarmente poco dipende da noi stessi…
Abbiamo attraversato le difficoltà, quasi senza la speranza che sarà meglio. La responsabilità per una sfida così grande era e riamane pesante. Però la Vostra fiducia e lo sostegno è davvero commovente. Umanamente abbiamo subito una sconfitta. Un’iniziativa gestita bene dovrebbe raggiungere un certo numero dei post alla settimana, una campagna promozionale intensa e tutte le operazioni tipo Public Relations. E noi abbiamo solo strisciato…
E adesso ammiriamo una vera Oasi. Nonostante tutto – il numero delle adozioni cresce ogni giorno. Tutti i giorni arrivano i messaggi con le domande e con le Vostre dichiarazioni della preghiera per i sacerdoti. Arrivano così tanti che addirittura non riesco a seguirli con le risposte. Ma ogni messaggio mi porta la gioia. Sono comunque i piccoli miracoli. Nessuna conversione, nessun “sì” per la preghiera non è l’opera dell’uomo. Negli Atti degli Apostoli leggiamo: ”Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo.” Ogni messaggio – è il cuore di qualcuno aperto per il voce del Signore.
Anche se il DDAK è ufficialmente “l’iniziativa”, “il movimento di preghiera” – in realtà siamo NOI – Tu ed Io. Insieme festeggiamo e insieme superiamo le difficoltà. Allora se cammini nel buio oppure stai proprio attraversando un deserto e ti vengono i dubbi se la Tua preghiera per il sacerdote può fare QUALCOSA, se può CAMBIARE qualcosa – ti rispondo di sì. Ti diamo la testimonianza che la preghiera ha la potenza enorme, perché non abbiamo fatto questa strada da soli. Hai pregato per noi. Tuo “Ave Maria” oppure Tuo “Padre Nostro” è come una goccia d’acqua. Una singola non toglie la sete. Ma una tenace, addirittura ostinata – può dare l’inizio dell’oasi, in cui nascerà la vita.

Allora non rinunciare.

Non tornare indietro.

Regoliamo i conti

Pubblicato: febbraio 26, 2014 in Uncategorized

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Un bambino prende tutto che capita. Ma innanzi tutto: un bambino prende. E per questo è diverso dall’adulto, perché l’adulto compra. Il bambino non compra, dice semplicemente: “dammi!” – e bisogna darglielo. E se non ci fosse così, prende da solo. Quando ero bambina ogni tanto facevo vergognare la mamma nei momenti in cui semplicemente prendevo qualcosa dal ripiano. La mamma, tutta arrossita, chiedeva scusa per me, cioè per il mio modo di prendere per esempio chewing gum. Ero proprio così, come un piccolo pregiudicato. Ero allora bastanza piccola e dovevo ancora imparare che non è sempre come a casa – che prendo dal ripiano e posso giocare. Allora ancora non capivo che l’adulto deve prima comprare qualcosa per dopo farmi prenderlo.

E proprio così un mondo degli adulti. Se voglio qualcosa, devo comprarlo. Per comprare, devo guadagnare. Se non guadagno, devo prendere in prestito. Se prendo in prestito, devo dare indietro. L’adulto calcola sempre e con tanti modi. E il bambino no, il bambino dice: dammi! Il papà anche se dovrebbe farsi saltare le cervella – deve dare. Il padre ha un problema, il bambino non ce l’ha, il bambino vuole ottenere.

E questo è proprio uno degli atteggiamenti più importanti nella fede. La fede consiste in ciò che l’uomo sa prendere da Dio e che in genere la fede comprende da parte del dono. Purtroppo è il nostro grande problema, allora in continuazione proviamo di comprare qualcosa nella fede. E così  facciamo le trattative con Dio: io per Te nove primi venerdì del mese e in cambio Tu per me la morte felice. Io per Te tutti i giorni la messa per un mese e Tu per me un lavoro. Io darò 20 zl per l’offerta e Tu farai che superò l’esame di maturità. Io per Te questo e Tu per me quello. È un po’ come una devozione “di calcolo”. Un buon esempio viene costituito dalle usanze dal sud d’Italia, dove la gente prega per la pioggia e se non ci fosse così, mettono fuori, per esempio sul campo, una statua del santo a cui pregano. Ma che sta fuori e che il sole gli scalda la testa. Se non sa sbrigare ciò che ci vuole, che soffra insieme a noi. E poi ancora gli uccelli  che lo sporcano, se l’ è meritato.

Il problema è che costituiamo la nostra fede sul fondamento misero, non giusto, e lo chiamiamo un merito. Un merito, cioè: meriterai – riceverai. Non meriterai – non riceverai. Oppure completamente ci dimentichiamo o travisiamo la quintessenza della parola: la grazia. Facciamo assolutamente tutto per avere i conti fatti con il Signore, per non dover essere – addirittura – grati di qualcosa!

Con il Signore non si fa affari. Ci comportiamo così che proviamo trattare per ottenere ancora qualcosa. Ma non è così. Il Creatore ci dà qualcosa. E questo dono non dovrebbe spingerci in superbia: me lo sono meritato perché pregavo tanto, perché sono migliore dagli altri. Non è vero. Non te ne sei meritato! Il dono Divino dovrebbe cambiarci. Dovrebbe fare che noi – quando ci arriva il dono, ci sentiamo grati e proviamo rispondere con l’amore per l’amore provato. Rispondere non significa – meritarsi, pagare, ricompensare. Il Signore è sempre primo nel dare, non ci si riesce superarlo e “ricompensare” come si deve, e meglio anche non provarci. Dovremmo però avere la coscienza di essere donati e non avere paura di avere debiti versi il Signore. Quel debito non ricompenseremo mai, ma possiamo rispondere al Signore: Lui mi dà tutto, io provo a dargli tutto.

Questo è proprio l’atteggiamento della fanciullezza, che l’uomo davanti al Signore è… disinteressato. Nella famiglia normale bisogna essere disinteressato. Non si emette la fattura ai genitori perché sei andato a buttare via la spazzatura. Purtroppo alcuni genitori portano i figli sulla strada sbagliata e gli pagano per aver fatto qualcosa a casa. È proprio la depravazione. Non ha niente in comune con l’insegnare “come guadagnare” nella vita. Nella famiglia non possiamo nominare e calcolare tutto che era fatto. E la stessa cosa con il Signore, che è nostro Padre e noi Suoi figli. Siamo la famiglia. Io faccio qualcosa per il Signore, perché Lo amo e ci tengo tanto. Pregherò perché voglio farlo e non per ricevere qualcosa. Vado durante la settimana a Messa, perché sento la mancanza e non perché ho sessanta intenzioni e cento faccende da sbrigare. Il Signore non è un ufficio, è mio Padre – mia famiglia. E come nelle nostre famiglie – non devessimo gareggiare: io ti ho dato la vita, ti compravo i vestiti, ti ho dato l’educazione, adesso paga. Nella famiglia normale non è così (anche se alcuni cominciano funzionare così). Il genitore dà a suo bambino, perché è proprio suo bambino. Semplicemente! Aiuto la mia mamma con la spesa perché è la mia mamma.

C’è ancora un’altra questione, di cui bisogna parlare. Della gratitudine. Oggi il mondo è governato dall’economia. Però non possiamo guardare tutto con gli occhi di questo mondo, ma con gli occhi del bambino di Dio. Bisogna ringraziare i genitori perché lavorano e ci aiutano nella vita. Perché compravano dei libri per la scuola, nuovi vestiti, gioccatoli – quanto potevano. Così bisognava fare, perché il genitore deve prendere cura del bambino. Però ciò non significa che rimaneremo seduti sui cuscini aspettando che i genitori ci portino dei doni sotto i piedi. Bisogna ringraziare di questa bontà. E per farlo prima bisogna accorgersi. Ci accorgiamo che il Signore in continuazione ci dona qualcosa? Se Gli siamo grati? No. Oggi la gente non è grata. Ringraziamo ancora troppo poco il Signore. Spesso rimaniamo ciechi ai Suoi doni e riteniamo che non riceviamo niente. È vero che ogni tanto ritieni così? Che c’era almeno un giorno quando avevi detto – non ho ricevuto niente dal Signore! Allora bisogna cominciare ringraziare. Inginocchiarsi e ringraziare: dei genitori, dei propri figli, per la vita, per il dono della fede. Con il tempo cominci accorgersi degli altri doni che ricevi e può darsi che oggi non li vedi. Sarai sorpreso quante cose succedono intorno a te.

Il Signore è mio e tuo Padre. Quando hai un problema – presentarglielo. Non sempre riceverai ciò che chiedi. Come un padre sulla terra non compra tutto al bambino, perché gli potrebbe far male oppure non è giusto, così anche Tu non sempre riceverai esattamente ciò che chiedi. Ma riceverai sempre ciò di cui hai davvero bisogno. Sii il bambino del Signore – amaLo e fai ciò che bisogna fare. Ma ricordati – dall’amore. E se perfino con quest’amore non è come dovrebbe, non fa niente. Ama come sai amare, perfino se non lo sai farequasi per niente. Dargli tutto ciò che puoi, anche se non hai quasi niente. Al Signore bastano pienamente le Tue  briciole.

Io non ci sono più

Pubblicato: febbraio 18, 2014 in Uncategorized

ImageFonte: http://dewfooter.deviantart.com

 

”Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso: se viviamo, viviamo per il Signore; ma se moriamo, moriamo per il Signore. Allora sia nella vita che nella morte apparteniamo al Signore”

 

  Erano le prime ore dell’Anno Nuovo 2014. Parlavo con un frate e ho notato che sotto il scapolare aveva la croce di metallo. Ho chiesto se ognuno nel suo ordine lo portava uguale. Ha risposto di sì. ”Prima nel noviziato era di legno. Allora c’ero io sulla croce.” Ho sussurrato: ” Adesso siete in due. Cristo e Tu.” Ha risposto: ”No, io non ci sono più. È Lui. Tutto che vedete non sono io. È Gesù.”

 Fino ad oggi non so come era l’espressione sulla mia faccia, quando avevo sentito queste parole, ma hanno lasciato un segno profondo in me e nel mio cuore. Posso dire che lo lasciano ancora. E proprio così spontaneo che mi ritornano in mente le parole di San Paolo: ”Non vivo più io, ma in me vive Cristo.” Ma se ci penso, è difficile permettere che tutto ciò che è mio – i sogni, i desideri, i progetti, il mio proprio amore, le debolezze, il timore e tutta la mia costruzione, e proprio io per me stessa – muoia. Proprio così non lo potrei fare. E so che ogni tanto preferisco rimanere in ciò che a volte sia mia debolezza, un peccato, in ciò che mi costringe invece di permettere Dio di agire in me. Che permettere Dio di liberarmi da me stessa. Vergogna ad ammettere, ma a volte preferisco vivere nel mio fango che già conosco molto bene e a cui mi sono abituata, invece del progetto che il Signore ha per me.

 L’uomo è così ridicolo che invece di sorgere nel profondo insieme a Cristo, permette di essere strangolato e distrutto dalla paura. Perché non so che cosa per me nei Suoi progetti ha pensato Cristo. Non so che cosa mi toglie. E non so se in quel momento, in cui comincia togliermi diverse cose, se per caso non farà troppo male. Per fortuna per me e per ognuno di noi, Dio nei nostri confronti non si arrende e sta nella porta del nostro cuore, e bussa. Bussa fino a ottenere un effetto. E ogni tanto perfino quando vede che tra un istante si affogassimo nel proprio fango della vita, entra nella nostra vita già senza una domanda e ci fa rialzare. Prende ciò che ci distrugge. E ci si aprono gli occhi. Permettiamo di essere guidati da Lui.

 Con ammirazione non nascosta guardo tutti coloro di cui la vita si cambia totalmente. Loro hanno restituito tutto a Dio. Sicuramente gli è costato tanto, ma loro sanno cosa e piuttosto Chi è il più importante nella vita. Loro sanno che la loro vita, a dire vero, non apparteneva mai a loro. Sanno che tutto ciò, che hanno pure oggi, non è loro. Sanno che sono i pellegrini, che le loro case non sono qui. Penso che hanno già la consapevolezza, se anche Dio gli prende qualche cosa, eppure ha destinato per loro qualcosa molto meglio e più bello.

 Mi fermo e sento nelle orecchie queste parole: ”Io non ci sono più.” Bene che Dio mi fa incontrare sulla mia strada le persone così, perché qualche modo mi spinga alla preghiera e al mettersi davanti al Signore e chiedere di aprire me stessa per Lui. Che distrugga tutto ciò che è in me, ma che Lui non vuole per me. Che mi guidi secondo la Sua volontà e mi insegni di avere fiducia, che tutto ciò che ha per me è in realtà il migliore e il più bello. E Lo chiedo che non viva solo io, ma Lui in me. Io so, io credo che Lui può farlo in me. Guardo questa gente, di cui la vita era trasformata da Dio, dove vive già Solo Lui e non vedo la tristezza sulle loro faccie, ma la gioia e la pace.

 Non vivono più loro, ma dentro di loro Cristo. E so che anch’io voglio così! E Tu?

Nove richieste di Gesù

Pubblicato: febbraio 11, 2014 in Uncategorized

ImageFonte: http://nicothoe.deviantart.com/

 

“Nessun mendicante allunga cosi la mano per prendere il pezzo di pane, come Io allungo le mani alle anime.”

 

Ti chiedo di parlare con me

Rifletti sul Mio amore – cosa avevo fatto per te dall’asilo fino alla croce. Ti avevo amato profondamente, prima che tu venisse al mondo. Ti penso. Pensa di Me. Parla con me. Chiedi a me consigli per tutto.

Ti chiedo l’amore

Veglia di dare pure i doni più piccoli. Il bambino si sente sicuro e tranquillo nelle braccia della mamma. Non ha paura di niente. Ti tengo sempre nelle braccia, non avere paura di niente. Amami. Amami con l’amore vigile e attiva. Che tu sia la consolazione del Mio cuore.

Ti chiedo la fiducia

Abbia fiducia, perché posso tutto. Quanta fiducia avrai in Me, cosi tanto riceverai. Il tuo desiderio Mi costringe a impartirti le grazie. La fiducia avvalora la fede, la fede invece la fiducia, e la pace profonda costituisce un fondamento della fede e della fiducia. Abbia la fiducia in me e credi che insieme a te lavoro, prego e soffro. Un padre che ama dei bambini, non sempre gli dà tutto ciò che chiedono, ma ciò che sia migliore e più utile. Allora anche a te Io do tutto ciò, che ti fa raggiungere l’amore più grande.

Ti chiedo la gioia

Ci sono poche anime che avrebbero offerto i doni. Ci sono queste che evitano il peccato, ma ci sono poche che avrebbero cercato dei piccoli doni, che Mi portano la gioia e per le anime sono molto utili per la loro conversione. Ricordati, sempre mantieni la tranquillità e la gioia. Dividi la tua felicità con gli altri, parla gli della Mia bontà, dell’amore e della misericordia.

Ti chiedo la pace

Veglia te stesso, comportati il modo, come sulla terra saresti tu e Io. Esercita la pazienza in se stesso, perché allora riuscirai a mantenerti in pace. Come sarebbe possibile guardarsi nell’acqua agitata, cosi anch’io non posso parlare alle anime turbate. La tranquillità non consiste nel non soffrire delle preoccupazioni, delle croci. Finché l’anima è unita al corpo, subirà le esperienze. La tranquillità dipende dall’amore.

Ti chiedo il riposo

Non bisogna preoccuparsi sia del passato che del futuro, perché tutto ciò crea l’ansia. Io ho il riposo nel cuore profondamente tranquillo. Il tuo cuore è il mio cielo, allora allontana da se stesso qualsiasi ansia e confusione. Chi ringrazia della sofferenza, Mi porta più gioia, che se facesse tante opere di bene. In tale anima trovo il riposo, questa anima aiuta nel salvare le anime, aiuta la Chiesa e le anime che soffrono nel purgatorio.

Ti chiedo la fedeltà

Ama profondamente la propria nullità e la debolezza, e qualsiasi cosa ricevi da Me, rendimela con il ringraziamento. Ti donerò le grazie grandissime. Il servitore non considera le cose del suo signore come le proprie, ma rimane fedele e riceve un premio oltre il salario dovuto. Sii fedele nel servizio mio. Ho lo sforzo per ogni essere, pure il più piccolo e ogni creatura smetterebbe di esistere, se non la sostenerrei. E particolarmente ho le cure per le anime rese a Me. Nelle braccia miei le porto. Mi ami profondamente, perché sei paziente nelle avversità, preghi, fai i doni. Veglia, perché sei predisposto ad occuparsi delle cose esteriori e perciò diventi indifferente. Con la fedeltà gratificherai coloro che disprezzano il Mio amore.

Ti chiedo la libertà dell’anima

Sempre tieni la libertà dell’anima, altrimenti le ansie farebbero si che tu smetta di rimanere nel fervore, ciò ti affaticarebbero ed annoiarebbero. Amami il modo che sai. E Io sono contento di te. Perché i bambini non pensono come amare i genitori, ma amano come sanno amare. Guarda i bambini. Quando fanno qualcosa di buono, non ne pensano. I bambini piccoli non imparano come amare, ma pure amano e sono amati.

Ti chiedo la comprensione

Risarcita Me dell’amore disprezzato. Il mio amore e la bontà sono la fonte della misericordia e l’anima beata, la quale riceve la misericordia e si lascia guidare dalla misericordia. Bisogna avere la comprensione per gli errori di tutta la gente. La comprensione per gli errori e le debolezze crescono con l’amore verso la gente e con la pietà sempre più grande si abbasserebbe davanti alla miseria umana, come la madre si inchina sopra il bambino debole.

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Se non ci vergognamo che il Creatore, Dio onnipotente si abbassa di chiederci qualcosa? Che deve pregare del nostro tempo, della conversazione, dell’attimo d’attenzione? Veniamo dal sacerdote a confessarsi e lo chiediamo la mezz’ora del suo tempo. Saremmo irritati, se lui stando nel confessionale ci avrebbe sempre trascurato? Quanta gente si è allontanata dalla Chiesa, perché aveva incontrato proprio tale atteggiamento – non solo da parte del sacerdote, ma anche dei cristiani. Similmente quando ti metti a parlare con la tua mamma, babbo, amico, marito oppure moglie – quando chiedi il consiglio, l’aiuto e intanto il Tuo interlocutore in continuazione guarda l’orologio e risponde in fretta, senza nessun impegno nella conversazione – avresti sentito il dispiacere. La tristezza che la persona di cui ti fidi, ti ritiene nessuno. Intanto noi facciamo le stesse cose al Dio. E pure le Sue richieste non dovrebbero essere per noi faticose. Il parlare, il donare a Lui dei propri atti, delle sofferenze e delle preoccupazioni. L’affidare dei problemi e delle difficoltà. Ciò che ci richiede, per noi in reltà costituisce la salvezza, perché permette vivere pienamente, non cadendo nella disperazione.

Oggi Vi invito a riffletere, considerato anche come l’esame di coscienza: come i fedeli e siamo devoti a Dio – noi, cristiani. Ma queste riflessioni non hanno come scopo deprimerci, ma educare questi posti del nostro cuore che non erano affidati al Signore. Specialmente oggi vale la pena, come al battesimo – offrirsi al Signore, sceglierLo di nuovo e rispondere alle sue preghiere della conversazione, dell’amore, della fedeltà, della gioia e della comprensione. Anche Tu ne hai bisogno, perché proprio ciò era il motivo della tua creazione. Niente ti farà più felice, che parlare con LUI.

*

* i frammenti delle richieste provenienti dal diario del Servitore di Dio Kunegunda Siwiec

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Il veglione di fine d’anno. Tutti si divertono… Improvvisamente uno dei partecipanti svanisce. I compagni spaventati si riuniscono e invece di chiamare il soccorso, cominciano discutere: forse aspettiamo la Quaresima? Oppure meglio, la Pasqua? Si, chiamiamo l’ambulanza per Pasqua. E intanto il poveraccio rimane ancora svenuto.

Suona come l’assurdo?

Certo che si. E noi non avessimo fatto così? Probabilmente ne siamo convinti. Intanto la maggior parte di noi farebbe proprio così.

Con che fretta corriamo a confessarsi appena ci capita un peccato mortale? Per caso non era così, che rimandavamo la confessione “per domani”, “per la domenica”, “per la Quaresima”? E pure non c’è niente più importante di restare nella grazia che santifica!

Il peccato mortale è come una malattia, che conduce l’anima. E più a lungo rimaniamo nel esso, più il nostro stato peggiora. Non senza ragione viene chiamato il peccato mortale – porta la morte dell’animo, perché un peccato porta con sé tanti peccati successivi. Perdiamo la coscienza, vuol dire – perdiamo la gioia del bambino di Dio, ci prende lo scoraggiamento, viene indebolita la nostra fede, e ogni tanto perdiamo il legame con Dio, il senso di  commettere peccati, che non abbiamo bisogno della redenzione… Moriamo per il cielo.

Il dono del sacerdozio consiste in tutta la ricchezza dei sacramenti, di cui abbiamo bisogno, non solo per diventare un cristiano, ma anche per restare in fede. Dopo essere caduti abbiamo la possibilità di andare a confessarsi, di lavare e far guarire la ferita della nostra anima. Ma non è tutto – abbiamo bisogno della medicina. Per esempio la possibilità di prendere il Corpo di Cristo, il quale cura e aiuta. Lo abbiamo bisogno il più spesso possibile. Nessun medico ci dirà: è sufficiente prendere questa medicina una volta all’anno oppure una volta al mese. No! Indeboliti abbiamo bisogno del rinforzamento – e anche il più presto possibile, sennza indugi.

Anche un solo peccato mortale nella nostra vita indebolisce le nostre forze, perciò vale la pena sorreggersi con ogni modo possibile. Oltre alla Eucaristia, il bisogno successivo è… mettersi la corazza. San Paolo nella lettera agli Efesini scrive:

“Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.”

Conduciamo la lotta per la redenzione di noi e dei nostri sacerdoti. Durante una guerra vale la pena avere adosso la corazza per non morire. Allora come parti ogni giorno per la lotta? Armato oppure nudo, senza nessun sostegno oppure la protezione? Abbiamo bisogno di verificare ogni giorno lo stato del nostro armamento, per non rimanere ferito. E anche se succede così – in fretta chiamare il soccorso spirituale, non tardando e non aspettando l’altra occasione, perché non saprai mai se verrà.

Allora com’è il Tuo polso? Sei vivo?